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GIORGIO DARIO PAOLUCCI (Venezia, 1926), Paesaggio con albero (Paesaggio asolano), prima metà degli anni Cinquanta del XX secolo circa, olio su tela, cm 70 x 100. Opera esposta al “Premio San Benedetto del Tronto” 2^ Mostra Nazionale d’Arte Contemporanea, San Benedetto del Tronto, 21 luglio – 18 agosto 1957.

GIORGIO DARIO PAOLUCCI (Venezia, 1926), Paesaggio con albero (Paesaggio asolano), prima metà degli anni Cinquanta del XX secolo circa, olio su tela, cm 70 x 100. Opera esposta al “Premio San Benedetto del Tronto” 2^ Mostra Nazionale d’Arte Contemporanea, San Benedetto del Tronto, 21 luglio – 18 agosto 1957.

STUDIO MONDI DIPINTI ANTICHI E MODERNI, dott. FABIO MONDI (antichi), dott. MARCO MONDI (moderni), Galleria d'arte, antichità ed antiquariato, Corso XXIX Aprile, 7, 31033 Castelfranco Veneto (TV)   Italia, tel. 0423/723110, 0347/8158124, 0368/7311457, fax 0423/723110, ore: 10.00 - 12.30, 16.00 - 19.30, chiuso domenica e lunedì mattina, e-mail: studiomondi@tiscalinet.it - E' iscritto all'Associazione Trevigiana Antiquari.

Specializzazione: lo Studio espone in permanenza quadri antichi e moderni (soprattutto di artisti veneti), arte, antichità ed antiquariato. Effettua compravendite di quadri, consulenze d'arte, ricerche artistiche, stime e perizie d'arte. Esegue testi storico critici, organizza e cura mostre e catalogazioni per conto di privati, Pubbliche Istituzioni, Associazioni Culturali ed Enti Pubblici e Privati. Per ricerche in corso, si invitano i possessori di opere e documenti di artisti di Castelfranco Veneto ed attivi in città a contattare lo Studio. Per avere informazioni su altre opere di Giorgio Dario Paolucci, contattare la Galleria. Si acquistano opere di Giorgio Dario Paolucci dopo averne esaminato preventivamente le foto (Giorgio Dario Paolucci - Pepelatte).

 

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GIORGIO DARIO PAOLUCCI (Venezia, 1926), Paesaggio con albero (Paesaggio asolano), prima metà degli anni Cinquanta del XX secolo circa, olio su tela, cm 70 x 100. Opera esposta al “Premio San Benedetto del Tronto” 2^ Mostra Nazionale d’Arte Contemporanea, San Benedetto del Tronto, 21 luglio – 18 agosto 1957.

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DIPINTI ANTICHI E MODERNI

 

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Studio Mondi Dipinti Antichi e Moderni

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We buy paintings of Noè Bordignon, Teodoro Wolf Ferrari, etc.

We try and buy antique Venetian paintings, nineteenth-century and contemporary paintings, with special attention to paintings of Noè Bordignon, Vittorio Tessari, Romolo Tessari, Antonio Montemezzo, Luigi Cima, Giorgio Dario Paolucci, Luigi Serena, Bruno Gherri Moro, etc.

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Nous achetons des peintures de Noé Bordignon, Teodoro Wolf Ferrari, etc.

Nous essayer et acheter des antiquités peintures vénitiennes, des peintures du XIXe siècle et contemporain, avec une attention particulière à la peinture de Noè Bordignon, Vittorio Tessari, Romolo Tessari, Antonio Montemezzo, Luigi Cima, Giorgio Dario Paolucci, Luigi Serena, Bruno Gherri Moro, etc.

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Nosotros compramos pinturas de Noé Bordignon, Teodoro Wolf Ferrari, etc.

Tratamos de comprar antigüedades pinturas venecianas, pinturas del siglo XIX y contemporánea, con especial atención a los cuadros de Noè Bordignon, Vittorio Tessari, Romolo Tessari, Antonio Montemezzo, Luigi Cima, Giorgio Dario Paolucci, Luigi Serena, Bruno Gherri Moro, etc.

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Wir kaufen Gemälde von Noè Bordignon, Teodoro Wolf Ferrari, etc.

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Nós compramos pinturas de Noè Bordignon, Teodoro Wolf Ferrari, etc.

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GIORGIO DARIO PAOLUCCI (Venezia, 1926), Paesaggio con albero (Paesaggio asolano), prima metà degli anni Cinquanta del XX secolo circa, olio su tela, cm 70 x 100. Opera esposta al “Premio San Benedetto del Tronto” 2^ Mostra Nazionale d’Arte Contemporanea, San Benedetto del Tronto, 21 luglio – 18 agosto 1957.

Venezia, subito dopo la Seconda Guerra Mondiale, rimane uno dei principali centri artistici della penisola dove, a volte prima che altrove, la nuova generazione di pittori avverte subito la necessità di adeguare e aggiornare l’arte italiana al clima culturale non più, oramai, solo europeo, ma mondiale. Le esposizioni della Biennale, con tutte le sue costanti, immancabili polemiche, continuano a essere il principale polo nazionale dove esporre e dove vedere quanto di nuovo s’è fatto in campo internazionale: il Segretario Generale Rodolfo Pallucchini iniziò, con la Biennale del 1948 (fino al 1956), un ciclo di mostre che aveva lo scopo di dare, per la prima volta nel nostro paese, un’approfondita panoramica delle avanguardie storiche europee (e, incredibile a dirsi, la Biennale del 1948 fu la prima nella quale si esposero opere di Picasso!). Su questo humus qualitativo straordinariamente stimolante, si educò tutta una serie di giovani artisti che saranno, da lì a poco, aprendosi definitivamente all’arte internazionale e allacciando con essa rapporti sempre più diretti e stretti, alcuni tra i principali protagonisti dell’arte italiana della seconda metà del XX secolo. Gli anni che contano della pittura di Giorgio Dario Paolucci sono proprio questi: quelli che vanno dal primissimo dopoguerra ai primi anni Sessanta; dopo, causa anche il suo allontanamento da Venezia, non hanno più lo stesso valore e la sua arte diviene quasi una sorta d’imitazione di se stessa e inevitabilmente viene a scadere. Dispiace davvero, allora, che a un certo punto della sua intensa attività pittorica egli, abbandonando la città lagunare per Asolo, abbia gradualmente rinunciato a quelle ricerche che, negli anni Cinquanta, erano viste da tanta critica con grande interesse e facevano di lui una delle promesse più interessanti del panorama artistico veneto e nazionale alla metà del secolo (non è casuale, infatti, se nel 1954 fu premiato dal Presidente della Repubblica quale «migliore giovane pittore italiano» e se si meritò oltre cinquanta premi nazionali e internazionali). Giorgio Dario Paolucci fu, e rimase sempre, un pittore legato al figurativo. Lo si può, cioè, collocare in quella schiera di artisti che, a Venezia, portò a vanti un discorso espressivo parallelo, e altrettanto aggiornato e di qualità, di quanto fece tutto quel gruppo di artisti che, con esperienze diverse, intraprese la strada dell’astratto. Una delle principali mancanze della critica contemporanea è quella di aver indagato e ben approfondito ogni aspetto di questa seconda schiera di artisti e di aver contemporaneamente pressoché ignorato, o quasi, le opere del primo gruppo: il risultato è che, di quegli anni “eccezionali”, si ha una visione solo parziale e incompleta che aspetta ancora, e prima o poi qualcuno se ne accorgerà, di essere ripercorsa nella sua interezza. Anche perché, e il dipinto di Giorgio Dario Paolucci qui preso in esame ne è uno straordinario esempio, talvolta gli esiti raggiunti dall’uno e dall’altro dei due “schieramenti” sono di sorprendente simbiosi. S’è appena detto che Paolucci fu un pittore sempre saldamente legato al figurativo; ma il paesaggio raffigurato in quest’opera di pittura “figurativa” è stato talmente distorto dalla necessità di rendere una visione altamente espressiva e allucinata del dato reale, da rasentare, nella sua sintesi figurativa, l’astratto: per cui, non sembra azzardato, parlare di “astrattismo” figurativo (seppure le tonalità di colore usate dall’artista, anche a livello luministico, si possano scoprire sorprendentemente “realistiche” quando si abbia la fortuna d’imbattersi in quei luoghi in determinate stagioni e in determinate ore della giornata). Dovrebbe essere, sebbene il titolo che il dipinto reca sul verso non lo precisi, una veduta dei colli asolani, sopra ai quali spicca la rocca (e forse il punto da cui l’opera è stata dipinta, potrebbe non essere così lontano da dove l’artista, in Asolo, abita); tuttavia, il dato reale del “paesaggio” è stato tradotto sulla tela con un impeto tanto spinto, aggressivo e graffiante da far vivere all’opera una sua autonomia compositiva, allontanandola decisamente dal dato reale per darne una visione tutta costruita su accordi compositivi che si reggono da soli nella loro sintesi formale e coloristica e sul dialogo tra i vari elementi che la compongono, e questo al di là della mimesi. La lettura del dipinto, ci porta a valutare la composizione dando netta prevalenza all’impeto esecutivo di una pennellata decisa ed espressiva, che trasmette tutta la “violenza” di un sentire la materia pittorica per la sua qualità gestuale d’impasto, per la sua qualità di materia liquida e diluita, per la sua capacità di modellare forme e di generare effetti cromatici tra loro qua accordati e là contrastanti, ma carichi sempre di un valore luministico, e quindi di vere e proprie accensioni di luce (anche intese in negativo, nel contrasto improvviso con gli scuri), che è la vera qualità e la vera forza dell’opera. L’artista stesso, per definire certe tinte diafane particolarmente “liquide”, dove sovente traspare la preparazione sottostante della tela, ha usato il termine di colore “soffiato”; indicativa descrizione tutta veneta, che ci riporta a una non trascurabile assonanza con le trasparenze dei vetri veneziani, soprattutto di quelli detti “leggerissimi”, che si possono constatare anche in questo dipinto, nel quale, tra l’altro, nei cromatismi, un vago richiamo anche ai mosaici di stampo veneto bizantineggiante non pare poi insensato. Inutile cercare, allora, solo gli stimoli, molteplici, che Paolucci ha colto forse proprio dalle opere di quelle avanguardie che Pallucchini aveva presentato alla Biennale: la maturità dell’artista è ormai compiuta in un linguaggio espressivo tutto suo che, in opere come queste, si presenta come una sorta di stupefacente sintesi, o momento di passaggio, tra le allucinate visioni delle sue cosiddette “stregonerie” e la sua pittura di “paesaggio” che è, tutto sommato, in un certo senso più convenzionale. Seppur non solo, è principalmente da questo punto di vista che il dipinto qui preso in esame è da considerarsi un’opera particolarmente importante, al di là di essere stata un’opera esposta probabilmente a più di una mostra e al di là della sua stessa originaria provenienza, l’importante collezione Deana della Trattoria “La colomba” di Venezia (già sede di un prestigioso premio internazionale di pittura e frequentata da artisti come Picasso, De Chirico, Morandi, Vedova, ecc.). L’astrazione figurativa a cui è saputo giungere, infatti, rappresenta uno dei vertici dell’arte veneziana di quegli anni e non sorprende notare come questi risultati trovino riscontro in quelli raggiunti da altre forti personalità di quest’ambiente artistico, prima fra tutte, forse proprio quella dell’amico Tancredi. Ma se Paolucci e Tancredi in alcune loro opere talvolta paiono, con linguaggi diversi, trovare diversi punti di contatto (e non solo tra le “stregonerie” del primo e i “matti” del secondo), il vigore creativo di un’opera come questa, della quale pur si può trovare un’origine lontana che parte da Gino Rossi, attraversa Munch e si lega all’espressionismo tedesco, sembra più mettersi in sintonia con alcune di quelle “macchine” d’espressionismo astratto alle quali, in questi stessi anni, un Emilio Vedova, ad esempio, dava forma.

 

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STUDIO MONDI DIPINTI ANTICHI E MODERNI, dott. FABIO MONDI (dipinti antichi), dott. MARCO MONDI (dipinti moderni), Galleria d'arte, antichità ed antiquariato, Corso XXIX Aprile, 7, 31033 Castelfranco Veneto (TV)   Italia, tel. 0423/723110, 347/8158124, fax 0423/723110, P.I. 03338920261 – R.I. TV 26460/1998 – R.E.A. 264519, ore: 10.00 - 12.30, 16.00 - 19.30, chiuso domenica e lunedì mattina, www.studiomondi.it - e-mail: studiomondi@tiscalinet.it - E' iscritto all'Associazione Trevigiana Antiquari.

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Lo Studio Mondi Dipinti Antichi e Moderni, galleria d’arte ed antiquariato di Castelfranco Veneto, propone in vendita dipinti antichi (del Quattrocento, del Cinquecento, del Seicento, del Settecento – del XV secolo, del XVI secolo, del XVII, secolo, del XVIII secolo – del ‘400, del ‘500, del ‘600, del ‘700) e dipinti moderni (dell’Ottocento – del XIX secolo - dell’800 – fino ai primi decenni del Novecento – del XX secolo - del ‘900) con particolare attenzione per i pittori veneti e, soprattutto, per i pittori veneti legati al territorio di Castelfranco Veneto. Tra questi, artisti come Noè Bordignon, Vittorio Tessari, Romolo Tessari, Bruno Gherri Moro, Luigi Serena, Luigi Cima, Teodoro Wolf Ferrari, Francesco Sartorelli, Giuseppe Vizzotto Alberti, Enrico Vizzotto Alberti, Zaccaria Dal Bò, sono quelli di cui lo Studio Mondi Dipinti Antichi e Moderni principalmente s’interessa. Pur non trattando prevalentemente arte contemporanea, lo Studio Mondi Dipinti Antichi e Moderni acquista e vende anche quadri di pittori contemporanei legati al territorio di Castelfranco Veneto, come, ad esempio, Giorgio Dario Paolucci. Pertanto, cerca e compra opere di Noè Bordignon, Vittorio Tessari, Romolo Tessari, Bruno Gherri Moro, Luigi Serena, Luigi Cima, Teodoro Wolf Ferrari, Francesco Sartorelli, Giuseppe Vizzotto Alberti, Enrico Vizzotto Alberti, Zaccaria Dal Bò, Giorgio Dario Paolucci, oltre, ovviamente a quadri di pittori antichi (del Quattrocento, del Cinquecento, del Seicento, del Settecento – del XV secolo, del XVI secolo, del XVII, secolo, del XVIII secolo – del ‘400, del ‘500, del ‘600, del ‘700) e di pittori moderni (dell’Ottocento – del XIX secolo - dell’800 – fino ai primi decenni del Novecento – del XX secolo - del ‘900).

 

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